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L’assessore Burti ricorda la tragica alluvione del 1° novembre 2010

Monteforte d'Alpone, 30-10-2017

L’ASSESSORE BURTI RICORDA LA TRAGICA ALLUVIONE DEL 1° NOVEMBRE 2010

Tra poco ci sarà un triste anniversario, il settimo per la precisione. Sono già passati sette anni, infatti, dalla tragica alluvione che colpì il Veneto tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2010. In tutto furono allagati 140 km quadrati di territorio, 130 Comuni subirono devastazioni enormi e 3.500 persone furono costrette ad abbandonare la loro abitazione. E anche l’est veronese fu duramente colpito. Monteforte d’Alpone, infatti, è stato uno dei Comuni veneti ad aver avuto più danni: furono colpiti 759 privati e 171 attività produttive per un totale di oltre 30 milioni di euro di danni dichiarati.

La mattina del primo novembre 2010 a San Bonifacio cedette la parte destra dell’argine nel punto in cui il Chiampo sfocia nell’Alpone. Le acque dei due torrenti sporche di fango invasero tutta la parte sud di Monteforte allagando case, negozi, cantine e scuole, e arrivando in alcune zone a due metri d’altezza. <<Mi ricordo che la mattina di quel tragico primo novembre -racconta l’assessore ai Lavori pubblici Luigi Burti, che al tempo era consigliere di minoranza- mi trovavo sul ponte della Rezzina, cioè vicino alla confluenza tra Alpone e Chiampo, per controllare la piena dei due torrenti. Quando l’argine crollò e vidi l’acqua attraversare l’autostrada per raggiungere Monteforte, mi precipitai all’inizio del paese a suonare i campanelli per avvisare tutti di portare in salvo le macchine e i beni più preziosi. Anche la mia casa e il mio capannone dove svolgo l’attività di falegname furono invasi e danneggiati dall’acqua.>>

Nei giorni successivi all’alluvione furono buttati ai bordi delle strade montagne di mobili, elettrodomestici e tanti altri oggetti rovinati dall’acqua; decine e decine le automobili portate via dal carro attrezzi perché fuori uso. Il giorno stesso del disastro, però, in tempi veloci partì la macchina della solidarietà. Un esercito di mille volontari civili, provenienti dalla zona di Monteforte che si è salvata e da tanti paesi limitrofi, lavorarono senza sosta per diversi giorni a fianco di militari, vigili del fuoco e protezione civile. Si occuparono di tutto: dalla preparazione dei pasti all’assistenza alle famiglie, dalla pulizia delle case al servizio lavanderia in canonica, portando con la loro generosità un grande aiuto a tutte le persone colpite dall’alluvione.

Successivamente il 13 novembre del 2010 venne firmata dall’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi un’ordinanza con la quale vennero messi a disposizione del Veneto 300 milioni di euro. Il 25 maggio 2011 venne firmata un’altra ordinanza, sempre da Berlusconi, per suddividere in due parti i soldi stanziati: 150 milioni furono destinati ad interventi pubblici per far fronte al grave dissesto idrogeologico; gli altri 150 milioni, invece, servirono per risarcire i danni di privati e aziende, e a rimborsare le spese sostenute dai Comuni coinvolti nell’emergenza. Alla fine, a Monteforte come risarcimento dei danni causati dall’alluvione i privati ricevettero 4.819.342 euro e le attività produttive 3.281.105 euro.  

Per proteggere Monteforte dall’alluvione, la Regione progettò due bacini. Quello di Montecchia di Crosara è quasi pronto: si trova in località Colombaretta, a metà strada tra l’abitato di Montecchia e quello di Costalunga, frazione di Monteforte. È costato 12,7 milioni di euro, potrà gestire 935 mila metri cubi d’acqua e servirà per alleggerire le piene dell’Alpone. L’invaso è formato da due casse che occupano una superficie di circa 31 ettari coltivati a vigneto. Il bacino della Colombaretta, però, non basta per mettere in sicurezza Monteforte. Per risolvere definitivamente il problema, dovrà essere realizzato anche l’ampliamento del bacino di Montebello, il quale servirà ad accogliere le acque del Chiampo.

Allagamento 2013

Tra il 16 e 17 maggio 2013, dopo delle intense piogge, a Monteforte si è rivissuto l’incubo dell’alluvione; però in una zona diversa e, per fortuna, più ristretta rispetto a quella di tre anni prima. L’argine destro del torrente Aldegà (affluente del Chiampo), infatti, si ruppe e nei campi di via Santa Croce e della frazione di Sarmazza lentamente si riversò un’enorme quantità d’acqua che allagò un centinaio di famiglie. Per risolvere il problema il Genio Civile eseguì dei lavori di rialzamento e rinforzamento dell’argine che sono serviti a mettere in sicurezza la zona.


Ufficio Stampa Comune di Monteforte d'Alpone
Marco Bolla - 3402456128